
Si trovano nel midollo spinale fin dalla nascita, sono sensibili agli stimoli meccanici e svolgono un ruolo importante nel dare via agli eventi patologici che seguono un trauma. Se si blocca il loro funzionamento? L’entità del danno si riduce. A dirlo è una nuova ricerca pubblicata su The Journal of Physiology e condotta da un’equipe della SISSA guidata dal Professor Giuliano Taccola e con prima autrice Atiyeh Mohammadshirazi. Tutto succede già nei primissimi millisecondi dal trauma, ha spiegato il gruppo di scienziati. È in questo lasso di tempo che questi meccanorecettori del midollo entrano in azione, dando il via a una compromissione di quei segnali elettrici che sono alla base della normale comunicazione nervosa. Questo primo evento innesca una catena di fattori neurotossici chiamata danno secondario che amplifica ed estende la prima lesione traumatica nelle ore e nei giorni successivi.
Capire il ruolo di questi recettori, secondo gli autori, è importante non solo per fare luce su cosa succede durante lo shock spinale. Come dimostrato negli esperimenti, infatti, se la loro azione viene fermata anche il danno funzionale si riduce. Per questo i meccanocettori del midollo sono un possibile target per possibili strategie volte a ridurre le disabilitanti conseguenze di una lesione al midollo spinale.
Lo studio è stato realizzato grazie al finanziamento 5xmille alla SISSA presso il laboratorio del Professor Taccola nell’Ospedale Gervasutta di Udine.