«Fra i dottori di ricerca e gli assegnisti il numero delle donne è pressoché uguale a quello degli uomini, ma a partire dai ricercatori diventa maggioritaria la componente maschile e la forbice si allarga sempre più man mano che si sale fra i professori associati e gli ordinari» ha spiegato al Corriere della Sera Raffaella Rumiati, coordinatrice del dottorato in neuroscienze cognitive della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa).