Sei anni come direttore della Sissa. Oltre alla nuova sede sul Carso, cosa ha costruito? «La vera eredità me l'ha lasciata Daniele Amati, con il Laboratorio Interdisciplinare. Lavoravo con Claudio Magris sui linguaggi scientifici e letterari. Creammo "Trieste Encounters in Cognitive Science", momenti di confronto tra filosofi, sociologi, medici. Nacquero così le neuroscienze alla Sissa. E poi volli andare "in montagna", tagliare i ponti con l'Ictp: ci voleva un'identità definita».
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