Press Review

Cala ma ancora alto rapporto nuovi casi-primi test
ANSA

ANSA) - TRIESTE, 24 GEN - "La settimana appena conclusa (9/1-15/1) mostra una situazione di sostanziale stabilità ad un livello molto elevato di nuovi casi. Si sono rilevati 4935 nuovi casi (contro 3834 settimana 1/1-8/1, con +29%) a fronte peraltro di un aumento consistente del di persone testate per la prima volta (14125 contro 8486 settimana precedente, che forse risentiva ancora delle feste natalizie). Il rapporto nuovi casi-persone testate per la prima volta scende al 35% dal 45% della settimana precedente, un numero molto alto". Lo ha detto all' ANSA il data scientist della Sissa Guido Sanguinetti, nel report scientifico settimanale sull' andamento del Covid in Fvg. 

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Come il nostro cervello elabora la scrittura
Mondoscinews.it

La sfida di leggere la scrittura è evolutiva così piccola che alcune aree del cervello non possono essere sviluppate. Ma come riconoscere la regolarità nelle combinazioni di lettere e ricavarne un significato? Un nuovo studio mostra che la base di questo è un antico meccanismo evolutivo, che si basa sul fatto che riconosciamo schemi ripetitivi e li consideriamo noti. Nell’esperimento, non ha fatto differenza se si trattava di caratteri simili a lettere, strutture geometriche o forme di griglia diverse.

La lettura è un compito noioso per il cervello: deve riconoscere le forme come lettere che, in certi gruppi, rappresentano suoni specifici e hanno un significato. Le prime lingue umane scritte si sono sviluppate solo circa 5.000 anni fa. Ma in termini di storia evolutiva, questo periodo è troppo breve perché il nostro cervello sia in grado di adattarsi specificamente alla nuova sfida. A differenza del tatto o dell’olfatto, ad esempio, non esiste un centro di lettura appositamente sviluppato nel cervello. Quindi sembra che stia usando meccanismi obsoleti.

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Il cervello umano non è abbastanza evoluto per leggere: ecco come riconosciamo lettere e parole
Brevenews.com

Il cervello umano non è abbastanza evoluto per leggere, lettere e parole riconosciute grazie a un meccanismo che si attiva per un' altra circostanza Il cervello umano non è abbastanza evoluto per leggere: ecco come riconosciamo lettere e parole . Da quando abbiamo imparato a leggere e scrivere fino ad oggi, non è trascorso abbastanza tempo per sviluppare un' area specificamente dedicata alla lettura. Per riconoscere lettere e parole, il nostro cervello riutilizza dei neuroni che si sono anticamente evoluti per rielaborare altri tipi di stimoli visivi. È quanto emerge da uno studio della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste, pubblicato su Current Biology, e ripreso da Ansa, che potrà avere risvolti importanti anche per l' intelligenza artificiale. Ne hanno parlato i ricercatori Yamil Vidal e Davide Crepaldi. 

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Researchers investigate cognitive brain mechanism devoted to reading
NewsMedical

Letters, syllables, words and sentences--spatially arranged sets of symbols that acquire meaning when we read them. But is there an area and cognitive mechanism in our brain that is specifically devoted to reading? Probably not; written language is too much of a recent invention for the brain to have developed structures specifically dedicated to it.

According to this novel paper published in Current Biology, underlying reading there is evolutionarily ancient function that is more generally used to process many other visual stimuli. To prove it, SISSA researchers subjected volunteers to a series of experiments in which they were shown different symbols and images.

Some were very similar to words, others were very much unlike reading material, like nonsensical three-dimensional tripods, or entirely abstract visual gratings; the results showed no difference between the way participants learned to recognize novel stimuli across these three domains.

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There' s No Brain Region for Reading
Technology Networks

Letters, syllables, words and sentences--spatially arranged sets of symbols that acquire meaning when we read them. But is there an area and cognitive mechanism in our brain that is specifically devoted to reading? Probably not; written language is too much of a recent invention for the brain to have developed structures specifically dedicated to it.

According to a new paper published in Current Biology, underlying reading there is evolutionarily ancient function that is more generally used to process many other visual stimuli. To prove it, SISSA researchers subjected volunteers to a series of experiments in which they were shown different symbols and images. Some were very similar to words, others were very much unlike reading material, like nonsensical three-dimensional tripods, or entirely abstract visual gratings; the results showed no difference between the way participants learned to recognise novel stimuli across these three domains

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Wie unser Gehirn Schrift verarbeitet
Bild der Wissenschaft

Die Herausforderung, Schrift zu lesen, ist evolutionsgeschichtlich zu jung, als dass sich dafür spezifische Hirnbereiche hätten entwickeln können. Doch wie schaffen wir es, Regelmäßigkeiten in Buchstabenkombinationen zu erkennen und aus ihnen einen Sinn abzuleiten? Eine neue Studie zeigt, dass die Grundlage dafür ein evolutionär alter Mechanismus ist, der darauf beruht, dass wir wiederkehrende Muster erkennen und als bekannt wahrnehmen. Dabei spielte es im Experiment keine Rolle, ob es sich um buchstabenähnliche Zeichen, geometrische Gebilde oder variierende Gitterformen handelte.

Um welche Mechanismen es sich dabei handelt, hat nun ein Team um Yamil Vidal von der International School for Advanced Studies (SISSA) in Italien untersucht. Dafür testeten die Forscher bei ihren Probanden, wie gut sie wiederkehrende Muster in Buchstabenkombinationen erkennen – eine Fähigkeit, die beim Lesen als grundlegend gilt. Anders als in klassischen Studien verwendeten Vidal und Kollegen als Stimuli aber nicht nur buchstabenartige Zeichen, sondern auch Gebilde, die mit Buchstaben wenig gemeinsam haben. Die Annahme dahinter: „Wenn das Lesen auf allgemeinen visuellen Mechanismen beruht, sollten einige Effekte, die auftreten, wenn wir mit orthografischen Zeichen konfrontiert werden, auch auftreten, wenn wir nicht-orthografischen Stimuli ausgesetzt sind“, so die Forscher. „Und genau das hat diese Studie gezeigt.“ 

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Il cervello 'ricicla' i neuroni per riconoscere lettere e parole
Virgilio Notizie

Il cervello umano non ha ancora avuto il tempo di sviluppare un' area specificamente dedicata alla lettura: per riconoscere lettere e parole riutilizza dei neuroni che si sono anticamente evoluti per rielaborare altri tipi di stimoli visivi. Lo hanno scoperto i ricercatori della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste, grazie a uno studio - pubblicato su Current Biology - che potrà avere risvolti importanti anche per l' intelligenza artificiale. "Il linguaggio scritto è stato inventato circa 5mila anni fa, non c' è stato abbastanza tempo in termini evolutivi per sviluppare un sistema ad hoc", spiegano i ricercatori Yamil Vidal e Davide Crepaldi. 

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Lo studio, fame emotiva e abbuffate effetti negativi lockdown
Msn

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell' università di Padova, in collaborazione con l' università di Losanna e la Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste (Sissa), rivela l' aumento di disturbi da fame emotiva e alimentazione incontrollata soprattutto durante il primo lockdown anti-Covid del 2020. Pubblicato sulla rivista 'Appetite', il lavoro analizza gli indici di fame emotiva, ovvero la tendenza a mangiare quando si è in preda allo stress o a emozioni negative come la tristezza, e la frequenza alle abbuffate compulsive, caratterizzate da episodi in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto si stia mangiando.

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Neuronal recycling: This is how our brain allows us to read
MedicalXpress

 

Letters, syllables, words and sentences-these are spatially arranged sets of symbols that acquire meaning when we read them. But is there an area and cognitive mechanism in our brain that is specifically devoted to reading? Probably not; written language is too much of a recent invention for the brain to have developed structures specifically dedicated to it. According to this novel paper published in Current Biology , underlying reading there is evolutionarily ancient function that is more generally used to process many other visual stimuli. To prove it, SISSA researchers subjected volunteers to a series of experiments in which they were shown different symbols and images. Some were very similar to words , others were very much unlike reading material , like nonsensical three-dimensional tripods, or entirely abstract visual gratings; the results showed no difference between the way participants learned to recognize novel stimuli across these three domains. According to the scholars, these data suggest that we process letters and words similarly to how to process any visual stimulus to navigate the world through our visual experiences: we recognize the basic features of a stimulus-shape, size, structure and, yes, even letters and words-and we capture their statistics: how many times they occur, how often they present themselves together, how well one predicts the presence of the other.

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Ricerca, per leggere il cervello ha adattato una funzione antica
Yahoo! Notizie

Roma, 21 gen. (askanews) - Lettere, sillabe, parole, frasi: insiemi di simboli messi in fila che, quando leggiamo, si riempiono di significato. Ma esistono nel nostro cervello un'area e un meccanismo esclusivamente deputati alla lettura? Probabilmente no; il linguaggio scritto è un'invenzione troppo recente perché il cervello abbia sviluppato strutture specificamente dedicate ad esso. Secondo quanto emerso da una recentissima ricerca, pubblicata sulla rivista Current Biology, per svolgere questo raffinato compito mettiamo in campo una funzione evolutivamente antica più generalmente utilizzata per l'elaborazione di molti altri stimoli visivi.

Per provarlo, i ricercatori della SISSA, autori dell'indagine, hanno sottoposto dei volontari a una serie di esperimenti in cui venivano loro mostrati diversi simboli e immagini, alcuni molto simili a parole, altri in forma di oggetti tridimensionali o del tutto astratti. I risultati - spiega SISSA - hanno dimostrato che non c'era alcuna differenza tra il modo in cui i partecipanti imparavano a riconoscere gli uni e gli altri.

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Ricerca, per leggere il cervello ha adattato una funzione antica
Askanews

Studio SISSA: non c' è un' area esclusiva deputata alla lettura Roma, 21 gen. (askanews) - Lettere, sillabe, parole, frasi: insiemi di simboli messi in fila che, quando leggiamo, si riempiono di significato. Ma esistono nel nostro cervello un' area e un meccanismo esclusivamente deputati alla lettura? Probabilmente no; il linguaggio scritto è un' invenzione troppo recente perché il cervello abbia sviluppato strutture specificamente dedicate ad esso. Secondo quanto emerso da una recentissima ricerca, pubblicata sulla rivista Current Biology, per svolgere questo raffinato compito mettiamo in campo una funzione evolutivamente antica più generalmente utilizzata per l' elaborazione di molti altri stimoli visivi. Per provarlo, i ricercatori della SISSA, autori dell' indagine, hanno sottoposto dei volontari a una serie di esperimenti in cui venivano loro mostrati diversi simboli e immagini, alcuni molto simili a parole, altri in forma di oggetti tridimensionali o del tutto astratti. I risultati - spiega SISSA - hanno dimostrato che non c' era alcuna differenza tra il modo in cui i partecipanti imparavano a riconoscere gli uni e gli altri.

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Inteligncia Artificial ganha de ns no xadrez, mas no na memria
Inovacao tecnologica

Memória do cérebro versus memória da IA

É natural pensar que nossas memórias não conseguem competir com as memórias dos computadores porque, salvo algum defeito inesperado, "um computador nunca esquece" - no disco rígido ou na nuvem, ele sempre "se lembra" do que você mandou ele gravar.

Ocorre que a inteligência artificial não se sai tão bem quanto o nosso cérebro quando se trata da eficiência no armazenamento de memórias.

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Artificial Intelligence may outsmart our brain in chess, but not in memory
Free Press Journal

A new research has shown that the brain strategy for storing memories is more efficient than that of Artificial intelligence (AI).The new study, carried out by SISSA scientists in collaboration with Kavli Institute for Systems Neuroscience & Centre for Neural Computation, Trondheim, Norway, has been published in Physical Review Letters.

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Fame nervosa, cos’è e come fare a controllarla?
A tutto notizie

Mangiare è una necessità fisica. Tuttavia, non sempre si mangia perché spinti da un reale senso di fame. In molti casi il cibo viene utilizzato per placare lo stress e rispondere a stati emotivi negativi, come ansia e irritabilità. In questo caso si parla di “fame emotiva’’ o più comunemente di “fame nervosa”.

Da cosa nasce la fame nervosa?

La fame nervosa non nasce dal corpo, ma parte dalla nostra mente, dunque ha origini psicologiche. Si presenta in periodi di forte stress e in momenti di difficoltà, quando abbiamo maggior bisogno di essere consolati e confortati. In questi casi, infatti, ci si rifugia nel cibo e si tende a mangiare di più, senza badare alle calorie; al contrario, si prediligono i cibi ad alto potere calorico: alimenti molto dolci, molto salati o grassi.

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AI kan slå menneskehjernen i sjakk, men ikke i hukommelsen, finner studien
Kontrast1

En gruppe forskere har oppdaget at effektiviteten til den menneskelige hjerne for å opprettholde minner er mer effektiv enn kunstig intelligens (AI). Den nye studien, utført av SISSA-forskere i samarbeid med Kavli Institute for Systems Neuroscience og Center for Neural Computing, Trondheim, Norge, er publisert i Physical Review Letters.

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Fame emotiva e abbuffate: le conseguenze del lockdown
IO Donna (online)

L a fame emotiva e un' alimentazione incontrollata sono due dei disturbi aumentati durante il primo lockdown del 2020. Leggi anche Lockdown e smart working ci fanno ingrassare. Con il Covid più persone in sovrappeso X Fame emotiva: lo studio sull' isolamento Lo riferisce uno studio sull' impatto dell' isolamento sulle abitudini alimentari della popolazione italiana condotto da un gruppo di ricercatori dell' Università di Padova , in collaborazione con l' Università di Losanna e la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Stress e depressione I ricercatori hanno osservato che un elevato livello di ansia, depressione e di emozioni negative come la tristezza , insieme a fattori come una peggiore qualità della vita e delle relazioni sociali, hanno portato a maggiore fame emotiva , quella sensazione che giunge quando abbiamo maggior bisogno di essere consolati e confortati, m entre alti livelli di stress si sono risolti in episodi di abbuffate compulsive , ovvero quei momenti in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto si stia mangiando. 

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Intelligenza artificiale, può batterci a scacchi ma la memoria umana si rivela più efficiente
Quotidiano di Sicilia

 Negli ultimi decenni, l' Intelligenza artificiale (Ai) si è dimostrata capace di grandi traguardi.

Nel campo degli scacchi, per esempio, già nel 1996 il computer Deep Blue sconfisse il campione Garry Kasparov. Eppure, una nuova ricerca della Scuola internazionale superiore di studi avanzati-Sissa dimostra che la strategia utilizzata dal nostro cervello per memorizzare è più efficace rispetto ai sistemi di intelligenza artificiale. Il nuovo studio, condotto dagli scienziati della Sissa in collaborazione con il Kavli Institute for Systems Neuroscience & Centre for Neural Computation, a Trondheim, Norvegia, è stato appena pubblicato su "Physical Review Letters".

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Coronavirus: fame emotiva e abbuffate effetti negativi lockdown, studio
Latina Oggi

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell' università di Padova, in collaborazione con l' università di Losanna e la Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste (Sissa), rivela l' aumento di disturbi da fame emotiva e alimentazione incontrollata soprattutto durante il primo lockdown anti-Covid del 2020. Pubblicato sulla rivista 'Appetite', il lavoro analizza gli indici di fame emotiva, ovvero la tendenza a mangiare quando si è in preda allo stress o a emozioni negative come la tristezza, e la frequenza alle abbuffate compulsive, caratterizzate da episodi in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto si stia mangiando.

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Fame emotiva e alimentazione incontrollata durante il primo lockdown: lo studio
PadovaOggi

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell' Università di Padova, in collaborazione con l' Università di Losanna e la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, rivela l' aumento di disturbi da fame emotiva e alimentazione incontrollata durante il primo lockdown del 2020. Lo studio Pubblicato nella rivista "Appetite", lo studio analizza gli indici di fame emotiva, ovvero la tendenza a mangiare quando si è in preda allo stress o a emozioni negative come la tristezza, e la frequenza alle abbuffate compulsive, caratterizzate da episodi in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto si stia mangiando.

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Università di Trieste, al via la connessione internet super-veloce: 200Gbit/s!!
triestecafe.it

Più veloce, sicura, autonoma: è la nuova rete in fibra ottica che collega enti scientifici e accademici del territorio regionale. L' infrastruttura, collaudata in questi giorni, è la risultante del progetto "Rete 100G" dell' Università di Trieste e garantirà prestazioni di alto livello. [...]  Il progetto Rete 100G, infatti, assegna al sistema scientifico e accademico regionale un' infrastruttura propria, che consentirà a tutti i soggetti di disporre ovunque delle risorse computazionali nei datacenter (con gli accordi del caso anche il supercalcolatore Ulysses di Sissa) e di muoversi con libertà e con il sostegno di mezzi realmente all' altezza delle sfide che l' innovazione impone a certi livelli".

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