Il neuroscienziato Davide Crepaldi: le nostre competenze naturali vanno esercitate già da piccolissimi.
Il neuroscienziato Davide Crepaldi: le nostre competenze naturali vanno esercitate già da piccolissimi.
Intervista sul progetto Lightnet, la rete della ricerca regionale.
Intervista sul progetto Lightnet, la rete della ricerca regionale.
Approfondimento con le voci di alcuni dei protagonisti della città. Bene anche i numeri su start up innovative. «Qui le condizioni ideali per crescere» Daniele Panfilo, 32 anni, romano, si è fermato a Trieste durante gli studi e assieme a Sebastiano Saccani e Borut Svara ha dato vita ad Aindo, giovane start up della Sissa, insediata in Area Science Park.
Alessandro Laio racconta l'origine dell'ordine e del disordine nel ghiaccio cristallino.
Alessandro Laio racconta l'origine dell'ordine e del disordine nel ghiaccio cristallino.
İtalya'daki Uluslararası İleri Araştırmalar Okulu'nda (SISSA) yapılan bir araştırma, insan beyninin harf ve kelimeleri işlemek için diğer görsel uyaran türlerini için gelişmiş nöronlarını yeniden kullandığını ortaya koydu.
A study conducted at SISSA in Italy revealed that the human brain reuses its advanced neurons for other types of visual stimuli to process letters and words.
Lo ha detto all' ANSA il data scientist della Sissa Guido Sanguinetti, nel report scientifico settimanale sull' andamento del Covid in Fvg.
Lo ha detto all'ANSA il data scientist della Sissa Guido Sanguinetti, nel report scientifico settimanale sull'andamento del Covid in Fvg.
Lo ha detto all' ANSA il data scientist della Sissa Guido Sanguinetti, nel report scientifico settimanale sull' andamento del Covid in Fvg.
Lo ha detto all' ANSA il data scientist della Sissa Guido Sanguinetti, nel report scientifico settimanale sull' andamento del Covid in Fvg.
Esistono rapporti di collaborazione già avviati fra Area Science Park, Università di Udine Trieste e la stessa Sissa.
Il Prof Guido Sanguinetti commenta da un punto di vista scientifico il rientro a scuola in FVG in relazione alla situazione epidemiologica regionale.
Il Prof Guido Sanguinetti commenta da un punto di vista scientifico il rientro a scuola in FVG in relazione alla situazione epidemiologica regionale.
Il cervello umano non ha ancora avuto il tempo di sviluppare uno spazio specificamente dedicato alla lettura: per riconoscere lettere e parole, riutilizza i neuroni che si sono evoluti nell' antichità per rielaborare altri tipi di stimoli visivi. Lo hanno scoperto i ricercatori della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste, grazie a uno studio - pubblicato su Current Biology - che potrebbe avere importanti risvolti anche per l' intelligenza artificiale. "Il linguaggio scritto è stato inventato circa 5.000 anni fa, non c' era abbastanza tempo in termini evolutivi per sviluppare un sistema ad hoc", spiegano i ricercatori Yamil Vidal e Davide Crepaldi.
Il cervello umano non ha ancora avuto il tempo di sviluppare un' area specificamente dedicata alla lettura: per riconoscere lettere e parole riutilizza dei neuroni che si sono anticamente evoluti per rielaborare altri tipi di stimoli visivi. Lo hanno scoperto i ricercatori della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste, grazie a uno studio - pubblicato su Current Biology - che potrà avere risvolti importanti anche per l' intelligenza artificiale. "Il linguaggio scritto è stato inventato circa 5.000 anni fa, non c' è stato abbastanza tempo in termini evolutivi per sviluppare un sistema ad hoc", spiegano i ricercatori Yamil Vidal e Davide Crepaldi.
Dopo Margherita Hack, c' è lei, Francesca Matteucci, professore ordinario di Fisica stellare all' Università di Trieste. E come Margherita, oltre all' amore per le stelle, c' è un altro codice comune. Entrambe infatti giungono da territori limitrofi, Matteucci ha vissuto ad Orvieto e la sua voce tradisce lo stesso timbro di Hack, la stessa cadenza e schiettezza.Laureata in Fisica alla Sapienza, consegue il post doc a Padova e segue i corsi alla Sissa. Lavorerà per dieci anni all' estero, all' European Southern Observatory e al Max Planck Institut per l' Astrofisica di Garching. Nel 1994 si stabilisce a Trieste:«Città che amo per l' eccellenza dei poli scientifici, oltre al fatto che essendo cresciuta in Umbria, per me il mare è una conquista. E poi c' era Margherita Hack, a cui mi ha stretto una profonda amicizia."
Un ulivo secolare dal tronco massiccio e ritorto, circondato da rocce con macchie d' erba e di fiori.
E una targa, con incisi il ritratto e una citazione.
È il bellissimo omaggio che il Comune di Barano d' Ischia ha voluto dedicare - a un mese dalla sua morte improvvisa, il 18 dicembre - a Pietro Greco, che ha sempre rivendicato con orgoglio le sue radici ischitane. Giornalista, saggista e storico della scienza attraverso la carta stampata e il web, i libri e la radio, i convegni e gli incontri nelle scuole, Pietro ha lasciato un vuoto doloroso nelle tante comunità che raccontano la scienza nelle forme più diverse. A Trieste, in particolare, Pietro è stato di casa per molti anni grazie a quel Master in comunicazione della scienza che fondammo alla Sissa nell' ormai lontano 1993 e di cui era anima e direttore. La sorte ha voluto che appena un mese prima della sua scomparsa (a soli 65 anni) Pietro Greco avesse pubblicato sul fascicolo di novembre di "Le Scienze" un saggio che oggi assume quasi il significato di testamento culturale, intitolato "Dalla torre d' avorio alla vita quotidiana"
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Dopo Margherita Hack, c' è lei, Francesca Matteucci, professore ordinario di Fisica stellare all' Università di Trieste. E come Margherita, oltre all' amore per le stelle, c' è un altro codice comune. Entrambe infatti giungono da territori limitrofi, Matteucci ha vissuto ad Orvieto e la sua voce tradisce lo stesso timbro di Hack, la stessa cadenza e schiettezza. Laureata in Fisica alla Sapienza, consegue il post doc a Padova e segue i corsi alla Sissa. Lavorerà per dieci anni all' estero, all' European Southern Observatory e al Max Planck Institut per l' Astrofisica di Garching.
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Nuova ricerca della Sissa pubblicata dalla rivista Current Biology Il primo autore è Yamil Vidal con Davide Crepaldi ed Eva Viviani
E' un processo mentale tipicamente umano e per molti versi ancora misterioso. Quando leggiamo, nel nostro cervello trasformiamo lettere, sillabe, parole e frasi, in informazioni, conferendo un significato a un insieme di simboli messi in fila. Ma nella nostra corteccia cerebrale non esiste un' area deputata soltanto alla lettura, quanto piuttosto un meccanismo ereditato dai nostri remoti predecessori umani, che viene utilizzato per elaborare molti altri stimoli visivi.
A sostenerlo è una nuova ricerca della Sissa, recentemente pubblicata sulla rivista Current Biology. Per dimostrarlo i ricercatori hanno sottoposto alcuni volontari a una serie di esperimenti, in cui venivano mostrati loro diversi simboli e immagini: alcuni molto simili a parole, altri in forma di oggetti tridimensionali o completamente astratti. I risultati hanno provato che non c' è differenza tra il modo in cui i partecipanti allo studio riuscivano a riconoscere gli uni e gli altri.
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